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I paesaggi di nebbia e bruma di Alessio Pegoraro

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Le opere recenti di Alessio Pegoraro rinnovano il dialogo che l’artista ha stabilito con la Natura in quasi vent’anni d’attività, dalla rappresentazione chiaroscurale ed accademica delle nature morte è passato alla pittura tonale, caratteristica embrionale della pittura ad olio veneta.
La sua è -pittura pura- o -pittura stessa-, perché aderisce completamente al vero, tuttavia è scevra delle facili caricature impressioniste, perché sgorga dalla dedizione profonda e sentita di appartenenza.
Pegoraro ricerca la luce en plein air, dalla quale prendono avvio le diverse declinazioni del paesaggio invernale. Per definizione spoglio, apparentemente privo d’interessanti spunti cromatici, in realtà complesso ed enigmatico; nella stagione fredda i significati si addensano e sovrappongono, sono coperti dalla coltre, celati dalla terra; solo la sottile percezione dell’artista sa svelare la realtà, della quale la nostra storia scalfisce solo i primi strati, e comunica in una dimensione assoluta, senza tempo.
La cifra stilistica della recente produzione di Alessio Pegoraro, è la tensione verso la Quinta dimensione, aspira a rappresentare l’invisibile etere, che contiene tutti gli altri elementi. Egli sceglie soggetti confidenziali, sono i luoghi frequentati nei dintorni della sua casa-studio, nella provincia veronese: Gazzolo, Arcole, Belfiore che va – mesurando a passi tardi e lenti- E’ la solitudine che Pegoraro cerca nel paesaggio invernale, trasferito sulla tela con la variegata tonalità del suo sentire, i colori vibrano per la qualità timbrica e creano le gamme cromatiche dei tramonti come delle aurore siderali.
Di quale natura ci parlano le opere di Alessio Pegoraro? Il suo repertorio non denuncia la speculazione edilizia della società dominata da ciechi interessi egoistici, oppure l’inquinamento chimico delle risorse primarie, bensì fotografa: fossi, argini e capezagne con i filari di gelsi o platani, che ancora sono lì a testimoniare l’operosa cultura proto-industriale veneta. Il paesaggio dipinto da Pegoraro è la campagna antropizzata, speculare alla storia di generazioni che hanno modificato l’ambiente naturale, carico di cultura, dunque! Egli indaga, come dicevo, sul valore intrinseco, substanziale della campagna veneta e la sua pittura ne trasmettere la bellezza e, nell’incommensurabile silenzio, l’imponenza.
Alessio ama la Natura, probabilmente crede che in fondo sia più importante di noi; infatti, è eterna e misura la sua umanità con la consapevolezza necessaria e indispensabile per stabilire il giusto rapporto tra uomo, società e sviluppo tecnologico.
La Natura di Pegoraro è quella degli uomini antichi che percepiscono l’esistenza del mondo, l’ascoltano ma il suo significato rimane inspiegabile, connotato dalla nebbia palustre e dai dossi che scompaiono nelle brume. Difende la campagna silente e misteriosa di trebbie abbandonate e valorizza il silenzio, che ancora la campagna sa offrire, quale dimensione esiziale e insostituibile per l’essere umano.
Nella produzione iconografica di Alessio Pegoraro, esposta nella chiesa di san Rocco, Soave (Verona) dal 14 al 21 febbraio 2016, è ravvisabile un ritorno all’umanesimo integrale, processo di svelamento cui s’avvia l’unica figura umana rappresentata nella mostra, emblematico inizio della gnosi che come l’aurora nella campagna addormentata annuncia la nuova vita.
Anna Maria Ronchin

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Author: mediamater

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