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INTERVISTA CON CHESTER STELLA

Chester Stella 2016.Acq.12La scelta di proporre opere recenti contraddistingue lo stile espositivo dell’artista Chester Stella, che, alla Galleria Galla Caffè Vicenza, propone la serie “Acquerelli”, 9 opere del 2016 e otto del 2015. L’idea di riprendere la tecnica dell’acquerello era già stata manifestata nella personale realizzata nel novembre del 2015 nella magnifica cornice di Villa Godi Malinverni, a Lugo Vicenza. Gli esiti di questa tecnica così familiare all’artista non possono che essere in divenire, un fluire di forme e colori che formano l’armonia del suo linguaggio sinergetico.

La cifra stilistica delle tue opere è definita dalla qualità tonale e dalla frequenza ritmica della composizione; caratteristica che rimanda alla melodia musicale, da te definita: cromofonia. Quando è nata questa definizione e con quali prospettive di sviluppo della tua ricerca?

Chester Stella:

E’ riferita a Shoenberg e Kandinsky, i primi a realizzare la sinestesia nelle loro opere, conciliando il colore e il suono, ad esempio il giallo squillante è una qualità della pittura, ma anche della musica. La scala cromatica esiste in entrambe le discipline ed è in diretta relazione con la cromofonia. I contatti tra lo spazio e il tempo sono oggetto della mia ricerca, mi piace pensare che i miei quadri abbiano una musicalità.

 Già nella serie “Gamelan”, esposta alla galleria Ghelfi di Vicenza nel 2011, hai proposto grandi tele suddivise in pezzi di 30cm per lato, che nella loro stessa struttura scandivano il ritmo e le variazioni tonali contemplate in un’unica opera, proprio come un’orchestra composta da singoli strumenti che suonano un’unica sinfonia. Qual è la melodia che ricerchi?

Chester Stella:

E’ problematico parlare di questo, perché è influenzata dalla musica balinese, quasi atonale, composta da campanelli e percussioni. La parola “Gamelan” significa in balinese orchestra, anche Debussy si è ispirato alla musica giavese. Quando io ascolto questa musica nel mio stereo sento il profumo di Bali, una sorta di acre dolce che diventa ispirazione ritmica. In un processo sinestetico mette in moto l’olfatto e l’udito, quindi l’ispirazione.

Anche a Marostica nel settembre del 2013 hai esposto grandi tele composte da singoli moduli, che scaturiscono dalle dita che danzano, traduzione del massaggio balinese jari menari. Queste Cromofonie che si innervano nell’energia delle mani sono sganciate dall’ intento naturalistico?

Chester Stella:

No sono rappresentazione di qualcosa di oggettivo, perché sono la Natura stessa. Guardando Igor Roma che suonava al pianoforte ho pensato di dipingere con le mani, strumento ancestrale per esprimere un concetto di arte contemporanea, che è massaggiare la tela, quindi il naturalismo è il gesto.

Il paesaggio fa parte della tua ricerca compositiva sin dalla serie “Territori” del 1996 e nelle opere più recenti sembra assumere quelle caratteristiche simboliche proprie della serie “Purnama 50 variazioni balinesi”, esposta alla galleria Niselli Arte di Bassano del Grappa nel 2012. E’ da qui che hai iniziato il processo di astrazione del paesaggio.

Chester Stella:

Noi oggi abbiamo una visione dall’alto, i campi separati dalla coltivazione diventano colori diversi a seconda della cultura, il linguaggio topografico è quindi il segno di una civiltà quella di Bali è la risaia quella veneta è la città e lo squadrare la campagna con volumi diversi dalle altre regioni d’Italia.

L’acquerello del 2016 “Turris Babel” sembra esprimere la sintesi iconografica della tua ricerca sul paesaggio, è l’espressione dell’ambiente globalizzato oppure di un’aspirazione all’unità?

Chester Stella:

E’ l’espressione della ricerca sul mito e sugli archetipi junghiani, in particolare il labirinto e la torre; questi archetipi rappresentano la ricerca di senso, al centro del labirinto c’è lo specchio che riflette la nostra parte oscura, simboleggiata dalla luna; mentre nelle torri si alterna al sole e diventa espressione della dualità.

Il tuo recente linguaggio figurativo è impostato sui contrasti tonali, dei colori freddi e caldi, questa scelta ha anche una funzione conoscitiva oltre che creativa?

Chester Stella:

I miei due maestri sono Rembrant e William Turner, ho appreso dalle loro opere l’alternanza di luci ed ombre, ho riprodotto tutta l’opera grafica dell’olandese del XVII secolo e del magnifico pittore inglese ho tentato di riprodurre gli acquerelli, che sono straordinari.

Il paesaggio orientale che frequenti da alcuni decenni, è diventato esso stesso campo di conoscenza oltre che di espressione ritmica della tua figurazione?

Chester Stella:

La mia fonte d’inspirazione è il sentimento mistico, piuttosto che la rappresentazione, la mia arte è una forma di trascendenza, che mi permette di far scendere gli dei. E’ l’attesa di un’epifania che si manifesti.

Intervista di Anna Maria Ronchin

Acquerello

Acquerello

Acquerello

Acquerello

Acquerello

Acquerello 2016

Acquerello

Acquerello 2016

Acquerello

Acquerello

Author: mediamater

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