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Tra l’inutile e il male a Palazzo Valmarana Vicenza

Il titolo della personale presso Qu.Bi Gallery Palazzo Valmarana, corso Fogazzaro,16  Vicenza di Giovanni Tommaso Marcon  prende le mosse dal famoso aforisma di Wilde: Tutta l’arte è perfettamente inutile ed è rivelatore del punto di vista con cui l’artista osserva la realtà. I temi ricorrenti rifuggono il naturalismo per presentarsi come simboli, emblemi dei diversi piani temporali che l’artista indaga nella loro essenza; significazioni di opinioni, non sottomesse ad alcuna ideologia, libere di manifestarsi come in Lavoro italico (2009) o di annullarsi come in Giro di vite (2014) sempre comunque aderenti ad un vissuto sociale stratificato, sensibile alle condizioni dei più come i manifestanti che protestano in Fratelli d’Italia (2013) .

La visione del mondo di Marcon è pessimista in Fiat lux e Frater niger, entrambi del 2011, sembra che l’uomo non sappia reggere il pianeta e a causa dell’indifferenza umana la terra non potrà che implodere. L’ignavia e la cupidigia sono le belve che covano nell’animo umano, nel dittico Le tavole del peggio (2015) sono evidenti gli effetti sulla natura devastata, distrattamente inquinata dal suo abitante principale. Dall’oggi al domani (2012) il pianeta può non avere più futuro, l’omino con l’esile forza della sua volontà non riuscirà a sopportare la croce del suo destino, per questo creerà il vuoto primordiale nel quale sarà risucchiato e ammorbato Fuori e dentro (2015). Il futuro apocalittico di Ghiaccio-Fuoco (2009) è il destino che l’uomo ha riservato alla natura bruciata senza motivo, ripiombata nella glaciazione. Non manca l’ironia nel rappresentare la sua giornata scandita dalle lancette della sveglia puntata alle sette oppure nell’autoritratto Sindonane (2006) parodia della sacro telo che svela e rivela la forma di se stesso.

Talvolta si concede alla maniera e imita, ma lo fa con garbo, inserendo la rappresentazione nella cornice inusuale di un tronco d’albero oppure riducendola a miniatura ammantata di mistero, come la scena dei due alpini che leggono alla luce della lanterna, tra gli occhi curiosi degli abitanti del bosco in Sotto la neve (2008) è allora che l’artista allenta il suo pessimismo e lo trasfigura nel singolare linguaggio simbolico, modulato dalle tonalità del suo eccellente cromatismo.

 

Anna Maria Ronchin

 


Author: mediamater

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